Formazione

Gesù promette lo Spirito: “Non vi lascerò orfani”

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Foto: Arquivo Comshalom

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. (Giovanni 14,15-21)

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Siamo nella 6ª Domenica di Pasqua, ancora nel contesto dell’Ultima Cena. Gesù sta congedandosi dai discepoli e, in questo congedo, fa una promessa preziosa: invierà lo Spirito Santo, il Paràclito, lo Spirito della verità. Il Vangelo comincia e termina parlando dell’amore — “se mi amate, osserverete i miei comandamenti” e “chi mi ama sarà amato dal Padre mio” — e tra questi due punti sta tutta la ricchezza della promessa del Paràclito.

È anche un contesto profondamente eucaristico. Quando Gesù dice “voi in me e io in voi”, non possiamo dimenticare che tutto questo accade nel momento dell’istituzione dell’Eucaristia (anche se l’evangelista non la racconta). E viene di seguito al Vangelo della domenica scorsa, in cui Gesù affermava la sua unità con il Padre (“Io e il Padre siamo una cosa sola”, “chi vede me, vede il Padre”). Oggi questa stessa unità si estende allo Spirito Santo: la Trinità appare intera in questa promessa.

Abbiamo scelto cinque punti per la meditazione di questa settimana basati sul podcast (https://youtu.be/0PPoBkZM-LA?si=UM53m9ThXRQPbWFh) che puoi guardare con i sottotitoli nella tua lingua.

  1. Un altro Paràclito

Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito”. (Gv 14,16).

La liturgia traduce con “Paràclito”, e il termine greco è proprio Paràkletos — letteralmente “colui che è chiamato a stare accanto” (da pará, accanto, e kalein, chiamare). Quando i Padri della Chiesa lo tradussero in latino, usarono advocatus (ad-vocare, chiamare presso), da cui viene la parola “avvocato”. Per questo anche la traduzione “Difensore” è valida.

Ma il senso greco originale è più ampio di quello giuridico latino. Il Paràclito è colui che sta al tuo fianco per difendere, sì, ma anche per consolare, intercedere, correggere, richiamare verso il lato giusto. È colui che dice: “guarda, stai andando per la strada sbagliata, vieni da questa parte”. È consolatore nel senso pieno: colui che restituisce la speranza a chi è triste e abbattuto.

E si noti: Gesù dice “un altro Paràclito”. Perché il primo Paràclito è Lui stesso. San Giovanni, nella sua prima Lettera, lo dirà esplicitamente: “abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto” (1 Gv 2,1). Quest’“altro” che Gesù promette è lo Spirito Santo — distinto da Lui nella persona, ma uno con Lui nella divinità.

  1. Lo Spirito della verità

Lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere…” (Gv 14,17).

Gesù contrappone lo Spirito della verità allo spirito del mondo. Non il “mondo” nel senso in cui “Dio ha tanto amato il mondo” (Gv 3,16) — quel “mondo” è l’umanità che Dio è venuto a salvare. Il “mondo” qui è il mondo decaduto, sotto il dominio del Maligno, segnato dalle tre concupiscenze di cui parla lo stesso san Giovanni: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita (1 Gv 2,16). Ricorda anche ciò che Papa Francesco chiamava mondanità spirituale.

Questo mondo non può ricevere lo Spirito della verità perché vive nella menzogna, nell’apparenza, nel doppio discorso. Lo Spirito Santo, al contrario, conduce alla coerenza — al “sì, sì; no, no” del Discorso della Montagna (cf. Mt 5,37). La domanda che ciascuno deve farsi nella preghiera è: da quale spirito sono condotto? Verso dove sto andando? Dallo spirito del mondo o dallo Spirito Santo?

E c’è ancora un secondo aspetto. Domenica scorsa Gesù si è presentato come “la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,6). Oggi promette lo Spirito della Verità — lo Spirito di Gesù stesso. È lo stesso Spirito che fa ardere il cuore dei discepoli di Emmaus quando riconoscono che Lui è la Verità. “Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32).

  1. Non vi lascerò orfani

Non vi lascerò orfani: verrò da voi”. (Gv 14,18)

Questa è una delle promesse più tenere del Vangelo. Gesù sta partendo, ma assicura: non resterete soli nel mondo. E la promessa si compie in due modi: nella venuta dello Spirito Santo a Pentecoste — che la Sequenza di Pentecoste chiama Padre dei poveri — e nella presenza di Cristo Risorto stesso, che resta con noi nell’Eucaristia “…tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Ma è importante notare: lo Spirito viene come “Padre dei poveri”. Viene per coloro che si riconoscono bisognosi, gli anawim, i poveri di Yahweh (cf. Sof 2,3). Chi è orgoglioso, chi è pieno di sé, chi basta a sé stesso — costui non riceve la consolazione. Lo Spirito consola chi piange: “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati” (Mt 5,5). È necessario riconoscersi orfani per ricevere il Padre. È necessario riconoscersi assetati per ricevere l’Acqua Viva (cf. Gv 4,10-14).

  1. Voi lo conoscete — egli sarà in voi

Voi lo conoscete, perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.” (Gv 14,17).

Qui Gesù gioca con due tempi verbali: presente e futuro. “Voi lo conoscete, perché rimane…” (presente) — perché lo Spirito Santo era già lì, presente in Gesù stesso; e “sarà in voi” (futuro) — perché lo Spirito sarebbe venuto in altro modo a Pentecoste, abitando dentro ciascun discepolo.

È il “già e non ancora” così caratteristico di san Giovanni. “Fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato” (1 Gv 3,2). I discepoli conoscevano già lo Spirito attraverso Gesù, ma avrebbero ancora ricevuto da Lui un’effusione nuova — torrenziale, ardente, in lingue di fuoco.

E c’è la dimensione dell’inabitazione: “sarà in voi”. Non è lo Spirito come forza esterna, come vento che passa. È lo Spirito che abita, che fa dimora, che diventa presenza interiore permanente. E questa inabitazione è anche eucaristica — quando ci comunichiamo, il Signore entra in noi; quando riceviamo lo Spirito, Egli fa dimora in noi. Siamo templi dello Spirito Santo (cf. 1 Cor 6,19).

  1. “Io sono nel Padre, voi in me e io in voi”

In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi”. (Gv 14,20).

Questo è il cuore trinitario del Vangelo di oggi. Domenica scorsa, Gesù affermava la sua unità con il Padre: “chi vede me, vede il Padre” (Gv 14,9). Oggi questa stessa unità si estende allo Spirito Santo e — di più — si estende a noi. Siamo invitati a entrare dentro la Trinità.

Questa è l’alta dignità del cristiano: non siamo chiamati soltanto a contemplare la Trinità da fuori, ma ad abitare dentro il mistero d’amore che è Dio stesso. Il Padre ama il Figlio e si dona interamente a Lui. Il Figlio si restituisce per intero al Padre. E questo amore reciproco tra il Padre e il Figlio è lo Spirito Santo. Quando lo Spirito abita in noi, è in quell’amore che siamo inseriti.

Per questo il Vangelo di oggi comincia e termina parlando dell’amore: “se mi amate, osserverete i miei comandamenti” e “chi mi ama sarà amato dal Padre mio”. Chi unisce il Padre e il Figlio è l’amore. Chi ci unisce a Cristo e al Padre è lo stesso amore — lo Spirito Santo.

E questa unità non è solo interiore. Nella preghiera sacerdotale (cf. Gv 17), Gesù chiederà: “che tutti siano una sola cosa, come tu, Padre, sei in me e io in te, perché il mondo creda”. L’evangelizzazione è condizionata dall’unità. I primi cristiani lo sapevano: “guardate come si amano”, dicevano i pagani davanti alle comunità cristiane. La testimonianza dell’amore reciproco è ciò che converte il mondo. Quando, in mezzo alle pestilenze, i pagani fuggivano dalle città e i cristiani vi entravano per curare i malati, era l’amore dello Spirito Santo che parlava — ed era una forza di conversione molto potente.

Passi per la Lectio Divina

Lettura (lectio)

Prendi la tua Bibbia e leggi il Vangelo di Giovanni 14,15-21 con calma. Leggilo una prima volta per conoscerlo. Leggilo una seconda volta lasciando che le parole ti tocchino. Leggilo una terza volta sottolineando quella parola o frase che oggi parla di più al tuo cuore.

Meditazione (Meditatio)

  • Gesù promette un altro Paràclito. In quale ambito della mia vita ho più bisogno di questo Paràclito oggi? Dove sono accusato, dove mi sento solo, dove ho bisogno di qualcuno “al mio fianco”, dove ho bisogno di essere consolato?
  • Da quale spirito mi sono lasciato condurre? Dallo Spirito della verità o dallo spirito del mondo? Quali mondanità hanno ancora spazio nel mio cuore?
  • Non vi lascerò orfani”. Mi riconosco povero, bisognoso, assetato dello Spirito, oppure basto a me stesso, pieno di me?
  • Sono consapevole che, per il Battesimo, lo Spirito Santo abita in me? Tratto il mio corpo, il mio cuore, la mia vita come tempio dello Spirito Santo?
  • Come posso, in questa settimana, essere segno concreto dell’unità della Trinità in mezzo ai miei — in famiglia, al lavoro, nella comunità — perché il mondo creda?

Preghiera (Oratio)

“Signore, prima di tutto Ti rendiamo grazie per la bontà di inviarci un altro Paràclito, il Consolatore. Ti rendiamo grazie per il dono dello Spirito Santo nella grazia del Battesimo, nella grazia santificante, nella grazia attuale di ogni giorno. Grazie allo Spirito rimaniamo in Te, grazie allo Spirito siamo uno con il Padre, come Tu sei uno con il Padre. Ti rendiamo grazie anche per l’Eucaristia, in cui rimani con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

“In queste ultime settimane del Tempo Pasquale, preparandoci alla Pentecoste, Ti chiediamo, Signore: apri il nostro cuore per ricevere il Tuo Spirito Santo. Donaci la vera sete del Tuo Spirito. Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così la nostra anima abbia sete di Te, e pieni di questa sete possiamo arrivare a Pentecoste come alla fonte delle acque per essere saziati. Manda, Signore, il Tuo Spirito di verità”.

“E a te, Maria, Vergine santissima, consacriamo ciascuno di noi e tutti coloro che si raccomandano alle nostre preghiere. Intercedi per noi affinché lo Spirito Santo discenda su ciascuno come vino nuovo, come acqua viva”.

Ave Maria…

Contemplazione (Contemplatio)

Resta in silenzio davanti al Signore. Non occorre dire nulla. Lascia che lo Spirito Santo, che abita in te, preghi in te. “Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili” (Rm 8,26).

Azione (Actio)

Questa settimana, scegli un gesto concreto di unità — una riconciliazione, una parola di pace, un’attenzione a chi è solo. Che questo gesto sia segno dello Spirito che abita in te, “perché il mondo creda”.

Alla prossima settimana!

Shalom!

Guarda il podcast su questo Vangelo della domenica (https://youtu.be/0PPoBkZM-LA?si=UM53m9ThXRQPbWFh) selezionando i sottotitoli di tua preferenza.


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