Un nuovo passo verso una risposta più profonda alla chiamata di Dio. Così si può definire l’ingresso nel Discepolato della Comunità di Vita della Comunità Cattolica Shalom. La celebrazione, vissuta lo scorso sabato (28) presso la Chiesa del Risorto che è passato per la Croce, ad Aquiraz, ha riunito 115 missionari che, dopo il periodo di postulantato, iniziano una tappa segnata da contemplazione, unità ed evangelizzazione.
La Santa Messa è stata presieduta da don Francisco Almeida, del Discepolato di Pacajus, e concelebrata da don Ângelo Júnior, di Eusébio, e da don Jonas Xavier, di Quixadá. Erano presenti anche il fondatore e moderatore generale della Comunità, Moysés Azevedo, e la cofondatrice Emmir Nogueira, insieme ai missionari delle équipe di formazione che accompagnano il cammino dei discepoli durante tutto l’anno.
La celebrazione eucaristica ha segnato l’inizio di una nuova fase nella formazione dei membri della Comunità di Vita. Questa fase è chiamata Discepolato. Della durata di due anni, questo tempo è caratterizzato da un approfondimento dell’intimità con Dio, della vita comunitaria e della missione, con l’obiettivo di conformare i discepoli al Vangelo e al carisma Shalom.
Durante il rito di ingresso, i nuovi discepoli hanno ricevuto il tau, segno visibile della consacrazione totale e della decisione di vivere il Vangelo con radicalità. Più che un simbolo esteriore, il tau esprime una consegna interiore, frutto di un cammino di discernimento e di una risposta generosa.
Nel primo anno, i membri vengono inviati nelle Case di Formazione situate a Eusébio, Pacajus e Quixadá, nello stato del Ceará. In queste case, la vita quotidiana è scandita da preghiera, formazione e vita fraterna. Ispirati alle prime comunità cristiane, i discepoli vivono una vita semplice, condivisa e centrata sulla missione evangelizzatrice, testimoniando con la propria vita la gioia di appartenere interamente a Dio.
La voce della Chiesa che invia
Nell’omelia, don Ângelo ha ricordato ai nuovi discepoli che la chiamata al Discepolato è un invito a unirsi profondamente a Cristo, abbracciando il mistero della sua morte e risurrezione come cammino di vita nuova.
“La Comunità e tutti noi vi guardiamo con gioia, con la speranza che quest’opera, descritta nella Parola di Dio, si incarni nelle vostre vite. Benedetto sia Dio per il ‘sì’ di ciascuno di voi. Questo è il cammino di Cristo. Con Lui moriamo e con Lui viviamo. Viviamo della vita del Risorto che è passato per la Croce. Per Lui, per amore incondizionato, lasciamo tutto per seguirlo.”
“Lasciate agire la grazia”
Dopo il rito, Moysés Azevedo ha rivolto una parola anche ai discepoli e alle loro famiglie, sottolineando la bellezza della vocazione missionaria e l’importanza di una risposta generosa alla chiamata di Dio.
“Siate docili a ciò che Dio desidera realizzare nella vostra vita in questo anno. Lasciate che la grazia operi, lavori e raggiunga le profondità della vostra vita e della vostra anima. Non distogliete lo sguardo da Dio, che è l’essenziale. Non permettete che nulla, nessuno, neppure voi stessi, ostacoli l’opera che Dio desidera compiere in voi.”
L’ingresso nel Discepolato non è solo una tappa formativa, ma una tappa decisiva nel cammino vocazionale. In esso, i missionari rinnovano il loro “sì”, abbracciando una vita di maggiore dono di sé, confidando che Dio guida ogni passo. Sostenuti dalla grazia, i nuovi discepoli iniziano questo tempo con il desiderio di amare e servire di più, rispondendo con radicalità alla chiamata ricevuta.





