L’Artista divino ha voluto, fin dall’inizio, rivelarsi all’uomo attraverso la bellezza. Dio non voleva presentarsi come un contenuto dottrinale, come un insieme di norme, perché non lo è. Nel creare il mondo, ha posto colori, forme, suoni per affascinare il cuore umano in ogni cosa e per testimoniare che in lui solo l’uomo può trovare la bellezza che soddisfa tutti i suoi desideri.
Dio non vuole “convincerci”; vuole conquistarci o attrarci. “Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda […].”1

Per questo motivo, “Per trasmettere il messaggio affidatole da Cristo, la Chiesa ha bisogno dell’arte.”2 L’arte è stata presente nella Chiesa sin dai suoi inizi, essendo considerata un’eccellente attività, partecipazione all’arte creativa3 e quasi un “sacramento”4, un segno sacro e sensibile di una realtà invisibile.
L’esperienza che ho è che il Dio che mi conosceva, che sapeva chi ero, aveva bisogno di trovare un modo per raggiungermi che non fosse la via del discorso logico e razionale. Perché in questo discorso non mi avrebbe mai preso a sé. E così mi attirò: fare arte. E all’interno di questa arte, sono cresciuto, maturando, scoprendo me stesso come uomo, come persona, come figlio di Dio, come celibe. E oggi posso dire che la persona che sono, è stata costruita da Dio all’interno delle arti, nel fare artistico. (Wilde Fábio, Missionario e responsabile della Segreteria d’Arte della Comunità Shalom)
L’arte nella Comunità Shalom è l’espressione e la proclamazione dell’esperienza con Cristo, il Risorto che è passato per la Croce. Per il fondatore, Moysés Azevedo, il palcoscenico è “terra di missione” e, quindi, luogo d’offerta di vita in vista della salvezza degli uomini.
Attraverso la musica, la danza, il teatro, con nuovo ardore e nuovi metodi, si proclama lo stesso Vangelo di Cristo e si raggiungono molte persone.
Certamente, per una predicazione, per un culto religioso ci possono essere pregiudizi, critiche difensive; ma a una canzone ben suonata, ben cantata; per una danza ben eseguita, per uno spettacolo viscerale e profondo, è impossibile per una persona non arrendersi. Ho visto la vita di così tante persone trasformata dall’incontro con Dio attraverso la bellezza, attraverso le arti. Ho visto persone così ferite, povere nel senso morale, sociale, materiale che nel contesto dell’esperienza con Dio e l’arte cristiana hanno trovato significato, dignità, crescita umana, affettiva. L’arte non è solo uno strumento di evangelizzazione, ma al suo interno avviene il processo di santificazione e divinizzazione dell’uomo.
I frutti che raccolgo nella vita delle persone sono immensi in molti continenti. Sono sempre stato colpito quando un’arte che è stata prodotta qui in Brasile va in Francia, Germania, Ungheria e riesce a raggiungere quell’uomo che è così diverso da noi, ma che in sostanza ha la stessa aspirazione, lo stesso desiderio. Ho un sentimento di grande gratitudine a Dio per l’arte e dell’arte per Dio. (Wilde Fábio, Missionario e responsabile della Segreteria d’Arte della Comunità Shalom)
Traduzione: Jhoanna Climacosa
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1 Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 167.
2 Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti, 12.
3 Cf. idem, 1.
4 Cf. Cardinale Montini, Discorso ai membri dell’UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani).
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