Un cerchio di oltre 50 persone – suonando, cantando e ballando – si è ritrovato in una esplosione di gioia insieme a questi speciali “abitanti” del Vaticano. Un piccolo popolo di ragazzi e ragazze – chi ha una casa e chi vive in strada – tra abbracci, giochi e risate di cuore. Non più “noi e loro”, ma tutti popolo dello stesso gregge, davanti alla finestra da cui il Santo Padre – all’inizio di questa Quaresima – ha ricordato il valore profondo dell’elemosina. E proprio dove lo stesso Papa Leone XIV incontrerà la Comunità Cattolica Shalom mondiale in occasione del 45° della sua fondazione.
Su quei sanpietrini, i missionari, i volontari e tanti amici e amiche della Comunità Cattolica Shalom sono andati incontro ai poveri e hanno condiviso un’esplosione di gioia.
L’ascolto, veicolo di amore
Una tazza di tè o caffè caldo, un dolcetto, una maglia o una coperta e poi l’incontro vero. «Il cibo è un modo per avvicinarci e stabilire un contatto con questi fratelli che sono “invisibili” – racconta Amanda Praseres, missionaria laica di Shalom Roma -, ma il vero dono è l’ascolto, parlarsi, fa sentire tutti amati, tutti alla pari, come figli di Dio. Si arriva a “parlare la stessa lingua”. Un signore del Pakistan, in Italia da poco tempo, con qualche parola italiana e inglese, aiutandosi con il telefonino, cercava di condividere la sua storia con me – che sono brasiliana. Era tutto felice di farmi capire che laggiù anche lui ha una famiglia».
«Già “solo” questo è un sollievo, ma fa bene pure a chi ascolta. Un fratello di strada ci ha detto: “Spesso riceviamo fin troppo cibo, ma stasera ci avete portato la gioia” – sottolinea Furio Panizzi, assistente sociale e curatore del progetto “Gesù amico dei Poveri” insieme ad Amanda Praseres e Samuel Briois. Come sempre, sono loro a donare a noi la vera ricchezza – conclude Furio, che è anche docente all’università, a due passi da San Pietro.
Fame di condivisione: le storie di chi “abita” sotto le colonne di San Pietro
Ognuna di queste persone aveva «fame e sete di essere ascoltata, ognuna ha una sua storia da condividere», come racconta Simone, coordinatore delle attività apostoliche di Shalom Roma.
E così la piazza si è animata di “parabole” raccontate dai poveri. Mohamed, sul suo stuoino e avvolto in una coperta, Giancarlo che con la sua invalidità ti dice «non ho bisogno di trovare un posto letto, ma un lavoro». E con loro, come loro – ma ognuno con la sua storia – altre persone senza dimora che “abitano” sotto quelle colonne. Il divorziato rimasto senza lavoro e finito sotto le stelle…
Eva, arrivata dall’Albania, un lavoro sottopagato che non le permette una casetta in affitto. Con quei soldi, lei aiuta la famiglia che sta in Bulgaria. Un 30enne moldavo che addormenta i ricordi e i dolori della guerra con l’alcol, diventando violento e intrattabile. Gennaro, invece, preferisce rimanere a Roma perché «se torno a Napoli mi rimetto a fare il delinquente», mentre un altro ragazzo, suo vicino di colonna è felice trovando – almeno per una notte – altri compagni oltre al suo cane.
Miriam esce dalla sua minuscola tenda un po’ guardinga, si avvicina un po’ alla volta, poi si mette a cantare e ballare… e ti abbraccia dopo aver pregato tutti insieme!
Il gioco che avvicina e la preghiera che unisce
I volontari di Shalom hanno anche portato il gioco: la dama, gli scacchi e un piccolo corso per creare figure con i palloncini. Un modo semplice e potente di entrare in relazione.
Anche stavolta, l’uscita mensile della Comunità Cattolica Shalom verso i poveri è culminata nella preghiera di lode. Ciascuno a portato via con sé – a casa o sulla strada – lo stesso dono: la gioia che arriva dalla Carità. Questo è il vissuto di chi ha partecipato a questa esperienza. Tutti hanno una parola sulla bocca: la gioia.
«Per chi opera qui al Centro giovanile San Lorenzo – afferma Padre Victor Hernandez, responsabile di Shalom Roma – non è sempre facile, a volte certi atteggiamenti di queste persone ci lasciano un po’ di amarezza, siamo umani. Queste uscite accorciano le distanze e in una serata come questa cominciamo a sentirci vicini, tutto cambia. Stavolta ho incontrato un ragazzo lituano, diceva si essere satanista… alla fine era quello che pregava con più fervore!».
«Un dono per noi che li andiamo a trovare»
Ogni uscita con “Gesù amico dei Poveri» è una scoperta, una rinascita: «Partiamo pensando di andare ad aiutare, ma poi siamo noi ad essere aiutati dalla sensibilità di queste persone – confida Amanda -. Da queste esperienze usciamo rigenerati, anche vedendo che si rallegrano con il poco che possiamo donare. Impari ad avere un cuore grato per tutte le piccole cose che ricevi nella vita, per tutte le piccole gioie, per tutte le situazioni che ti fanno sentire degno di essere amato».
Abbiamo tutti una famiglia propria, ma tutti apparteniamo a un’unica famiglia: quella di Gesù, il vero amico dei poveri. E le povertà, le fragilità, le ferite che ognuno ha, in Lui e con i fratelli si trasformano in ricchezza. La ricchezza dell’incontro nella Carità fraterna.
L’esperienza del 25 marzo è stato davvero un modo speciale di prepararsi alla Santa Pasqua, nell’anno del giubileo francescano: incontrare i primi tra i beati.
Un’esperienza che dura tutto l’anno, sempre sotto casa del Papa. Prossima uscita, aperta a tutti, 14 aprile alle 19. Info +39 351 619 1733 – Samuel Briois.
di Francesco Buda

