Formazione

Gesù rivela il Padre: Chi ha visto me, ha visto il Padre

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Batoni, Pompeo; God the Father and the Holy Spirit; National Trust, Basildon Park; http://www.artuk.org/artworks/god-the-father-and-the-holy-spirit-218093

Il Vangelo di Giovanni 14,1-12, proclamato in questa 5ª Domenica di Pasqua, Anno A, si inserisce nel lungo discorso di addio di Gesù durante l’Ultima Cena (Gv 13-17). Gli apostoli hanno appena ascoltato l’annuncio del tradimento di Giuda e del rinnegamento di Pietro, e il loro cuore è turbato. È in questo contesto che Gesù pronuncia le parole di consolazione che aprono il Vangelo di questa Domenica: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Gv 14,1). Il versetto che sintetizza la meditazione di oggi, però, è la richiesta di Filippo e la risposta di Gesù: «Mostraci il Padre, e ci basta»; «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,8-9). È una delle più limpide rivelazioni del Padre fatte dal Figlio in tutto il Vangelo.

Per aiutarti a pregare con questa Parola, presentiamo cinque punti centrali meditati nell’episodio del podcast, disponibile con sottotitoli in varie lingue sul nostro canale YouTube (https://youtu.be/fHkypzLb_F8?si=9QtPGad9UAoboPux).

  1. «Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me»

Gesù non sta invitando coloro che credono in Dio a cominciare a credere anche in Lui come se fossero due oggetti di fede separati. Si rivolge, piuttosto, a discepoli che già credono in Dio, il Padre, e offre loro una parola di consolazione davanti alla Croce che si avvicina. È come se dicesse: «Voi credete che Dio è onnipotente e sa ciò che fa; credete anche che Io so ciò che sto facendo». Davanti alla prova imminente, la passione, la croce, il loro abbandono, Gesù chiede agli apostoli di non perdere la fiducia in Lui.

Questa stessa Parola risuona oggi sulle nostre tribolazioni. Quando l’angoscia, la malattia, il lutto, la persecuzione o l’incomprensione bussano alla nostra porta, è facile che il cuore si turbi. Gesù ci ripete: «Abbiate fede». Il Padre sa ciò che fa, e anche il Figlio sa ciò che fa. Ricordiamo la fede di Davide davanti a Golia: «Il Signore che mi ha liberato dalle unghie del leone e dell’orso mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo» (1Sam 17,37). È la stessa fiducia che il Signore chiede a noi, soprattutto sapendo che anche il nostro cammino passa per la croce; tuttavia crediamo che «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28).

  1. «Nella casa del Padre mio…»

La Casa del Padre evoca, prima di tutto, il Tempio di Gerusalemme, la «casa di preghiera» dalla quale Gesù scaccia i venditori (cfr. Mt 21,13) e dove, ancora bambino, Maria e Giuseppe lo trovano mentre dice: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49). Ma la Tradizione spirituale apre, su questa immagine, tre grandi orizzonti per la nostra preghiera.

Il primo è la nostra anima come dimora di Dio: Santa Teresa d’Avila, nel suo libro “Il castello interiore o Le mansioni”, e Santa Elisabetta della Trinità, nella sua dottrina dell’inabitazione trinitaria, ci insegnano che la Santissima Trinità abita nell’anima in stato di grazia. E Sant’Agostino si lamentava nel suo libro “Confessioni”: «Tardi ti amai, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti amai! Tu eri dentro di me, e io fuori».

Il secondo è la Gerusalemme celeste dell’Apocalisse di San Giovanni, il Cielo, la Casa definitiva dove il Padre asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi (cfr. Ap 21,2-4), per la quale Gesù va a prepararci un posto.

Il terzo è la Casa del Padre come grembo della misericordia: è la parabola del figlio prodigo (cfr. Lc 15,11-32). Se ti trovi fuori, fuori dal Padre, fuori da te stesso, fuori dalla grazia, la Casa del Padre ha sempre le porte aperte. Il Signore sta alla porta e bussa (cfr. Ap 3,20).

  1. «Io vado al Padre»

Chi è il Padre di cui Gesù parlava tanto? Filippo allora chiede: «Mostraci il Padre, e ci basta» (Gv 14,8). E il Signore gli risponde: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). È una delle affermazioni più centrali della Rivelazione cristiana. Gesù non è uno schizofrenico che parla con se stesso: si rivolge a un’altra Persona, distinta da Lui, che è il Padre, e allo stesso tempo è una sola sostanza con Lui. «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30).

Qui si rivela, in germe, la teologia della Santissima Trinità. Le Persone divine si distinguono tra loro per la relazione e per la missione, il Padre è il Creatore, il Figlio è il Redentore, lo Spirito Santo è il Santificatore, ma c’è un solo Dio in tre Persone uguali e distinte. La dottrina trinitaria non fu un’invenzione posteriore dei Concili: era già nelle Scritture ed è stata posta nei Simboli della Chiesa. I Concili di Nicea (325) e di Costantinopoli (381) hanno soltanto esplicitato, nel linguaggio greco della sostanza e della Persona, ciò che era già rivelato nella Parola di Dio.

Nel Prologo giovanneo leggiamo: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,18). Chi vuole incontrare il Dio invisibile, cerchi Gesù: Egli è il volto umano di Dio. E ancora: il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et Spes 22, insegna che «Cristo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, manifesta pienamente l’uomo all’uomo». È in Gesù che scopriamo chi è il Padre, e chi siamo noi.

  1. «Io sono la Via»

Tommaso domanda: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?» (Gv 14,5). E Gesù risponde con una delle sette grandi affermazioni dell’«Io Sono» del Vangelo di Giovanni: «Io sono la Via, la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6). Oggi mettiamo in evidenza la prima: «Io sono la Via».

Come nel testo del Buon Pastore, in cui Gesù dice: «Io sono la porta» (Gv 10,7), e in Matteo, quando parla della «porta stretta» (Mt 7,13), la «Via» è una tipologia: Gesù non ha un selciato in mano quando afferma di essere «la Via». Si presenta così perché lo è realmente: Colui attraverso il quale si passa, Colui nel quale si rimane, Colui che conduce al Padre. I primi cristiani furono per questo conosciuti come «seguaci della Via» (cfr. At 9,2; 19,9.23; 24,14.22).

E questa Via passa per la Croce e culmina nella Risurrezione. Gesù aveva già avvertito i suoi: «Se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?» (Lc 23,31). La Croce, nel Quarto Vangelo, è elevazione e gloria: «Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Per questo anche ogni Preghiera Eucaristica termina con la dossologia: «Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria, per tutti i secoli dei secoli». Tutto è diretto al Padre, per, con e in Gesù, nello Spirito Santo.

  1. «Farete opere più grandi di queste»

Il Vangelo di oggi termina con la frase: «In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre» (Gv 14,12). A prima vista, questa promessa sorprende: come possono i discepoli compiere opere più grandi di quelle del Signore stesso? La chiave non sta in un maggiore “potere” dei discepoli, Gesù è Dio e noi siamo creature, «servi inutili» (Lc 17,10), ma sta nella portata e nell’umiltà delle opere che Egli permetterà loro di compiere. Gesù predicò per circa tre anni a un popolo limitato, in Galilea e in Giudea. Gli apostoli predicarono fino agli estremi confini della terra e, attraverso di loro, miliardi di persone sono giunte alla fede fino a oggi. San Pietro, in un solo discorso a Pentecoste, battezzò tremila persone (cfr. At 2,41); guarì, nel nome di Gesù, un paralitico alla porta del Tempio (cfr. At 3,1-10); la sua stessa ombra portava guarigione ai malati (cfr. At 5,15), segno che i Vangeli non attribuiscono nemmeno all’ombra di Gesù. Paolo guarì varie persone, risuscitò Eutico (cfr. At 20,9-12), fu morso da una vipera senza subire alcun danno (cfr. At 28,3-6). Saranno «opere più grandi» perché compiute da servi piccoli.

Quanto più ci riconosciamo piccoli, tanto più Dio può compiere meraviglie attraverso di noi. Ogni guarigione, ogni conversione, ogni grazia che passa attraverso la nostra azione o intercessione è, in verità, opera sua, e proprio per questo è “più grande” di tutto ciò che potremmo fare con le nostre sole forze. «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5); ma «tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4,13).

Passi della Lectio Divina

  1. Lettura (Lectio): Leggi con calma e attenzione Gv 14,1-12. Nota la sequenza del dialogo: la consolazione iniziale di Gesù (vv. 1-4); la domanda di Tommaso sulla via (vv. 5-7); la richiesta di Filippo di vedere il Padre (vv. 8-11); la promessa delle opere più grandi (v. 12). Sottolinea le parole che ti hanno toccato di più.
  2. Meditazione (Meditatio): Quali “turbamenti” del tuo cuore il Signore ti invita a consegnargli oggi? Hai davvero fede in Dio e in Gesù, oppure cerchi il tuo “aggiustamento” davanti alle prove? Cerchi il volto del Padre in Gesù, nella preghiera, nella Parola, nell’Eucaristia? Hai camminato per Lui o per altri cammini?
  3. Preghiera (Oratio): Parla con Gesù a partire dalle parole che ti hanno toccato di più. Chiedi la grazia della fede e della fiducia nei momenti di prova. Chiedi al Figlio di rivelarti il Padre. Chiedi allo Spirito Santo di aiutarti a rimanere nella Via che è Gesù. Continua secondo quanto lo Spirito ti muoverà.
  4. Contemplazione (Contemplatio): Fai una visita al Santissimo Sacramento, di persona o almeno spiritualmente. Lasciati guardare da Colui che è il volto umano del Padre. Ricorda che la tua anima, in grazia, è dimora della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo abitano in te fin dal Battesimo. Riposa e contempla a lungo questa verità.
  5. Azione (Actio): Quale piccola “opera” concreta il Signore ti chiede questa settimana? Un gesto di fiducia in una situazione difficile; una visita a qualcuno che ha bisogno di consolazione; una riconciliazione rimandata; un momento fisso di preghiera. Ogni opera fatta per amore, con Lui e in Lui, è “più grande” di quanto tu immagini.

Guarda l’episodio completo e segui la meditazione dettagliata sul nostro canale YouTube: https://youtu.be/fHkypzLb_F8?si=9QtPGad9UAoboPux, scegliendo i sottotitoli nella lingua desiderata.

Alla prossima settimana!

Shalom!


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